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IL BON TON DEL BRAND JAMMING ALL’ACCADEMIA DEL LUSSO

 

Prendi due specialisti del settore del Marketing,
Paolo Lucci e Stefano Sacchi.
Cresciuti a pane e strategie legate al Brand.
Aggiungici l’Accademia del Lusso di Milano con la sua alta formazione innovativa e creativa
ed un pubblico eterogeneo.

 

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Amalgama il tutto fino ad ottenere una marmellata omogenea,
otterrai un seminario di Brand Jamming.

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Ecco alcune curiosità “bon ton” a proposito di “brand”:

 

# E’ sempre elegante dare una seconda chance: vale anche per una marca?

P: Non solo elegante: profittevole sempre e necessario a volte.
S: Assolutamente si. Ne sono la prova i rilanci di molto Brand della moda che erano quasi scomparsi negli anni ‘90 e che ora sono diventati assoluti protagonisti della scena mondiale (Lanvin, Givenchy, Balmain…). Dipende sempre dallo “stile”della strategia e dalla competenza/lungimiranza con cui essa viene sviluppata.

 

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# Esistono scivoloni di stile comunicativo?

S: Certo. Il buon gusto non sempre è presente, ma spesso questa mancanza non è percepita, perché riflette la decadenza di stile tipica del periodo storico che stiamo vivendo. Alle nuove generazioni manca spesso la cultura del gusto più che il gusto stesso.
P: come in tutte le discipline, certo. Per semplificare, ogni volta che viene a mancare il pensiero prima dell’azione.

 

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# Esiste un ambito “vintage” della marca o il vecchio è da superare?

S: Il libro parla proprio di come costruire il futuro di successo di un brand basandosi sull’heritage. Il vintage è storia da preservare e reinterpretare alla luce della contemporaneità.
P: il vecchio non è mai da superare, al massimo da ricontestualizzare. I nostri riferimenti suddividono il “vintage”, riproposto o tel quel dall’heritage o rielaborato.

 

 

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# Fare convivere due brand insieme attraverso un’azione di co-branding è un’azione di eleganza di equilibri?

S: Il co-branding si sviluppa secondo differenti modelli, trattati nel testo, che vanno dalla complementarietà all’assoluta, ma affascinante, estraneità.
P: l’eleganza di equilibri è sicuramente il modello più immediato, ma tra quelli che abbiamo identificato come modelli di riferimento c’è anche l’eleganza nell’integrazione tra diversi.

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Ed ora le curiosità per “Non si dice piacere”.

 

# La tua icona di stile:

P: Bryan Ferry
S: Jeremy Irons

 

# La tua suoneria del cellulare

P: Trillo standard
S: Quella standard, per pigrizia anti tecnologica…

 

 

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# Un errore

P: Andare in giro per saldi.
S: Acquistare e non utilizzare subito.

 

# Il tuo sempre

P: Cercare di capire “cosa c’è dietro”.
S: Dubitare sempre di ciò che piace a tutti e diventa troppo popolare.

 

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# Il tuo mai

P: Non cambiare idea.
S: Cercare di non avere rimorsi (ma alla peggio, solo rimpianti).

 

# Un gesto di bon ton purtroppo poco diffuso

P: Prendersi meno sul serio.
S: Dire semplicemente “grazie” senza aggiungere o giustificare.

 

# L’atto maleducato che più ti irrita

P: Il favore chiesto dopo tempo di silenzio, e nemmeno un “come stai”.
S: La prepotenza e la supponenza che inevitabilmente la accompagna.

 

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Le foto sono tratte dall’Album di Famiglia 2.0
di Paolo Lucci e Stefano Sacchi: Twitter

2 Commenti

  1. Gli scivoloni di stile comunicativo sono i peggiori e i piu evidenti anche ai non addetti ai lavori. Per fortuna conosco gente che davanti a una foto di moda volgare afferma che non comprerebbe mai quella marca. Oppure di non entrare mai nel locale notturno il cui nome evoca sconcezze.
    Far convivere due brand, soprattutto se molto diversi per qualità, stile e costi, è una strategia a rischio ma chi non risica…

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