SALUTI & BACI

Ci sono gesti retrò che fanno la differenza.

Forse perché sono caduti in disuso e per  ciò  ti stupiscono quando li rivedi.
Come le cartoline.

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Oramai basta Facebook, Instagram, WhatsApp e gli MMS per mandare a chi non è con noi un pensiero. 
Ma la rapidità del gesto è pari alla sua memoria in chi riceve l’immagine: quella di un nanosecondo.
La cartolina invece rimane,
sia per la sua natura “fisica” sia perché lei è in grado di trasmettere il  tempo che dedichi a chi è lontano:

la scelta
- la ricerca della frase giusta (la frase standard è degna degli  sms seriali durante le festività)
- scrivere indirizzo
- affrancarla  e imbucarla
- riceverla
- leggerla e rileggerla una volta saliti in casa
- usarla come segna libro e rivederla così ogni giorno
Il suo essere una sorta di telefonata o un sms indiretto,
con il suo retrogusto amarcord non può che conquistare.

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Non è un obbligo. 
Né tanto meno un’azione da fare sistematicamente ogni qualvolta si parte o da aspettarsi.
E’ un pensiero estemporaneo.
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Inutile dire che va evitata come la peste la cartolina – sfoggio
(e anche l’immagine/tweet/post per far vedere che “io c’ero” e “quanto sono VIP”).
Si percepisce subito.
Al primo sguardo.
Essere patetici non è mai elegante.

KyleMoriwaki – Postcards 

 

Da evitare anche quella data in omaggio nelle camere degli hotel,
o peggio ancora quelle promozionali dello stesso. 
Chi è tirchio con i soldi, ricordate, lo è anche con i sentimenti. 

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Per la frase, nessun consiglio.
Spremete le meningi e stupite il destinatario
(ma non il postino o il portinaio scrivendo frasi allusive o sconce).

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Cosa ne pensate?

Secondo Tragico Fantozzi, 1976

 

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