QUANDO E’ IL PARRUCCHIERE AD AVERE UN DIAVOLO PER CAPELLO

Parlando di cambiare/curare il proprio aspetto,
sarebbe troppo semplice e facile tagliarsi o (de)colorasi i capelli.
Banale, riduttivo e scontato.
Curare la propria immagine significa dedicare del tempo anche allo spirito.
Nell’epoca “mando una mail mentre faccio il caffè”, 
“faccio una conference call e intanto faccio asciugare lo smalto”,  
“aspetta che ordino la spesa online mentre mangio l’insalata davanti al computer”, 
dobbiamo trovare del tempo per noi. 

 
Il diavolo veste Prada, 2006

 

Per vivere esperienze dedicandoci, perché no, alla nostra immagine.
 

Proprio per questo abbiamo chiesto aiuti e suggerimenti a chi interpreta un nuovo modo di essere parrucchieri:
Mauro e Stefano.
Perché i “cliché”non sono mai “chic”.
Perché essere uguali agli altri è un limite.Perché se l’occhio vuole la sua parte, non parliamo dei capelli.

Basta guardare la pagina di Facebook e Instagrame ve ne renderete conto da soli.

 

# Molti si improvvisano “parrucchieri”o “hair stylist” auto convincendosi che un taglio, visto sulla “starlette” di turno, sia perfetto anche per loro: vanno assecondati per il principio che “il cliente ha sempre ragione” o scoraggiati?
Meglio procedere per gradi.
Onde evitare poi spiacevoli sorprese…
Bene parlarne, ma ascoltare i desideri dei clienti può aiutarti, più di ogni altra cosa, a trovare la giusta “via di mezzo”  ed indirizzare al taglio migliore.
# Se si sbaglia un taglio: come arginare istinti “suicidi” di clienti che si vedono “spennacchiate”?
Il segreto è persuadere dall’inizio il cliente sul fatto che un “taglio netto” spesso può destabilizzare e non piacere.
Meglio arrivare al taglio desiderato in più fasi, senza scene di panico generale.  Ma se la colpa di una scelta sbagliata, in realtà, è del fidanzato… non c’è taglio che tenga. 

#Se ci scambiano per psicologi: come si riesce ad uscirne elegantemente?
La miglior arma in questi casi è “ribaltare” la situazione e  fare a gara a chi ha più problemi… In extremis abbiamo sempre con noi i biglietti da visita del nostro terapista di fiducia :-)
#Il mistero della diffusione del toupè e del “riporto” all’alba del 2013: come dissuadere le persone “affette” da questa patologia?
Il retaggio anni ’90 a volte è più forte di qualsiasi senso estetico per i più “nostalgici”.
In questi casi c’è poco da fare se non ringraziare Bruce Willis nell’essere stato in grado di rendere “sexy” e “alla moda” la rasatura integrale… 

#Dal parrucchiere la tendenza dei molti è parlare ovviamente dei propri capelli. Esaltandoli e promuovendoli come unici e splendidi:
a volte una bugia va detta per aumentare l’autostima del prossimo?
Le bugie non si devono mai dire…
#I capelli di ciascuno sono il proprio biglietto da visita. Basti citare Elvis, Moira Orfei piuttosto che Biscardi: cambiare è una scelta Boomerang o un atto da incoraggiare?
E’ da incoraggiare sicuramente un colore alla Biscardi e una acconciatura alla Moira Orfei
# Le confidenze dei clienti: placarle sul nascere o assecondarle?
Dipende sempre dal grado di confidenza. Una cosa è certa: il segreto deve essere un fatto di deontologia professionale.

 

#La sincerità sullo stile di un taglio/acconciatura/colore è la vera forma di eleganza del parrucchiere?
E’ una forma di maturità professionale. 


 

Ed ora le curiosità per “Non si dice piacere”. 

#La vostra icona di stile
Aldo Biscardi e Moira Orfei, ovviamente
#La vostra suoneria del cellulare
“Bip Bip” e “Drin Drin” (ci piace essere originali)
#Un errore 
Basta essere felici ed è impossibile fare errori. 

www.gnambox.com

 

#Il vostro sempre
M:Il profumo di incenso
S:Il rustico salentino 

#Il vostro mai
M: Un villaggio vacanze
S: Una crociera 

#Un gesto di bon ton purtroppo poco diffuso
M:Baciamano
S:Aprire la portiera della macchina alle fanciulle 

#L’atto maleducato che più mi irrita
M: Stringere la mano senza energia e non guardando negli occhi
S: Parlare a voce alta piuttosto che fare rumori mentre si mangia 

Cosa ne pensate? 

 

Avete altre domande o curiosità?
Le foto sono tratte dall’Album di Famiglia 2.0 di Mauro e Stefano: Facebook e  

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  1. Anonymous

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