9 comments

  1. credo che ci siano, tuttavia, alcune circostanze che fanno da eccezione (e confermano, quindi la tua idea). Come ad, esempio, la fantasia monogrammata di Luis Vitton o le doppie "G" di gucci. Queste non sono, infatti, da considerare dei "loghi" ma delle vere e proprie "fatasie".

  2. Concordo. Il mio post voleva essere uno spunto di riflessione ad ampio raggio: a mio avviso non si deve rifuggire completamente dai loghi ma usarli con discrezione e buon senso.

    La bellezza e la fattuara di un capo, ad esempio, non è data dalla presenza o meno del marchio.

  3. PIENAMENTE D'ACCORDO. Soprattutto quando si vede sfacciatamente che sono falsi. Orrendo. L'ossessione dei marchi è una cosa negativa ma fa la fortuna dei brand. Ciao a tutte
    Teresa d.

  4. Concordo perfettamente con te.
    Ma cosa mi dici di quei brand che hanno deciso di rendere ancora più visibile il loro logo, come il monogramma di Polo Ralph Lauren che negli ultimi anni è diventato (orribilmente) gigante?

  5. Sono d'accordo con te, e, per sottolinearlo con piu' forza, cito la mitica Coco Chanel: "Il lusso deve rimanere invisibile, ma deve percepirsi…"(continua….prossimamente!)
    una fan di mezza eta'

  6. A questo proposito faccio pubblicità ad un libretto fantastico. Assolutamente da leggere per non dimenticare cosa fa e soprattutto non fa una vera signora. Si chiama La Parigina di Ines de la Fressange. Questo blog ha la stessa delicatezza.

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