IL GALATEO AI TEMPI DI FACEBOOK

Sarei curiosa di sapere che consigli darebbe Giovanni della Casa,
noto ai più come Monsignor della Casa (1503 – 1556) agli utenti di “Facebook”.
Proprio lui che scrisse il primo compendio di buone maniere “Galateo, ovvero de’ costumi”
dando come cardini della “buona creanza” la misura, la discrezione e la riservatezza.

 

Galaeo overo de’ Costumi, 1558

 

 
Ogni giorno, volenti o nolenti, ci troviamo infatti in balia di fiumi di informazioni,
spettatori involontari della vita dei nostri amici che appagano i loro impulsi egocentrici nella rete.
Sex and the City

Non vorrei essere fraintesa, utilizzo quotidianamente anch’io “Facebook”e lo ritengo uno strumento funzionale e affascinante per tenermi in contatto con amici magari lontani, trovare indirizzi mail, ricordarmi i compleanni o condividere fotografie e qualche battuta con gli amici.

Tipo che stamattina quando mi sono svegliata mi sentivo un po’ Liz Taylor

 

VFNO
 
Ma, come in tutte le cose, ci vuole  equilibrio e  buon senso.
Facebook non è il metro di misura della nostra popolarità ,
dove più amici abbiamo più “contiamo” trovandoci così  ad aggiungere persone sconosciute solo perchè fanno “mucchio”.
 

 

Oliver Widder – Geek and Poke cartoon series

 

 
 
Né tanto  meno la nostra vita sociale sarà più “patinata” se useremo la funzione “Luoghi/Places”
ogni qualvolta ci troviamo in un posto che, a nostro avviso, è “alla moda”.
Ci attribuisce unicamente un’aria da “prezzomolino” e da“ presenzialista”: chi “conta” non ha bisogno di dire “io c’ero” perché tutti già lo sanno.
 
 
 
Perderemo, invece, amicizie anche di vecchia data, caricando foto indecorose,
“taggando” fanciulle ritratte in momento in cui sembrano avere la pappagorgia, solo perché noi stiamo “bene”.
 

 

Lady Cocca – Robin Hood – 1973


Lo stesso discorso vale anche per le foto “goliardiche” in serate “grintose”:
non è il caso, infatti, far sapere al proprio capo o al proprio cugino di 12 anni
che le occhiaie che sfoggiamo oggi in ufficio sono frutto non di una leggera forma influenzale, ma di una serata da “leoni”.
 
 
The Simpson
 
 
Ricordiamoci che, il tasto “mi piace” non è stato creato per essere premuto in modo conpulsivo per  qualsiasi evento,
giusto per dimostrarsi partecipi della vita dei nostri amici. Premere “mi piace” sullo status di un amico che ha appena comunicato la dipartita della nonna, non è una cosa a modo.
 
 
 
La mia riflessione finale, va invece rivolta all’ostico e problematico tema degli “affari di cuore”:
la vita sentimentale ha un lato sociale fatto di incontri, eventi e magari vacanze condivise con altre persone.
Tutto ciò che è legato, invece, alla sfera privata come emozioni, legami, parole o anche litigi non devo essere di pubblico dominio.
 

 

Twitter – Demi Moor e Ashton Kutcher

 

 
Sapere che il proprio vicino di casa è stato lasciato e scoprirlo perché un centinaio di amici hanno commentato la sua rottura,
fa cadere il malcapitato nel ridicolo, soprattutto se “spamma” link sgrammaticati come “È proprio vero K nella vita ce solo 1 persona ke ti ama ed è la mamma”.
vogue.it
 
Anche all’amico del cuore scapperà una risata.
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